agosto, 2022

12agosto19:30L’Ira di AchilleMIMMO CUTICCHIO19:30 Teatro AnticoCategoria:Teatro

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L’Ira di Achille

dall’Iliade di Omero
adattamento scenico e regia Mimmo Cuticchio
con Mimmo Cuticchio, Giacomo Cuticchio, Tania Giordano, Marika Pugliatti, Emanuele Salamanca

musiche Giacomo Cuticchio
flauto traverso Alessandro Lo Giudice
violoncello Paolo Pellegrino
sassofono baritono Nicola Mogavero
percussioni Giulia Lo Giudice
arpa Roberta Casella
scene e costumi Tania Giordano
luci Marcello D’Agostino

produzione Figli D’Arte Cuticchio


L’Ira di Achille è una messa in scena con i pupi pensata non per il piccolo boccascena ma per il grande palcoscenico. L’azione si svolge su tre piani scenici: gli uomini/pupi, i sacerdoti/pupari e gli dei/attori.

Giacomo Cuticchio ha scritto appositamente la suite musicale per lo spettacolo, ideato, montato e diretto dal padre Mimmo. L’epica si fonde con il contemporaneo in una messa in scena che vede in azione nuovi pupi creati sulle figure dei greci e dei troiani, nel rispetto di quei canoni tradizionali che la Famiglia d’arte si tramanda di generazione in generazione. Analogamente, strumenti antichi e moderni vengono armonizzati nella colonna sonora che accompagna, in una progressione dialettica, i fatti rappresentati, seguendone i ritmi di improvvisazione tipici del teatro dei pupi.

Paride, figlio di Priamo, re di Troia, rapisce Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. I greci si riuniscono e decidono di dichiarare guerra ai troiani. Comandante in capo viene eletto Agamennone, re di Micene e fratello di Menelao. Tra i guerrieri ci sono i valorosi Ulisse, Aiace Oileo, Aiace Telamone, Antiloco, Diomede, Menelao, Nestore, Patroclo, Achille e l’indovino Calcante. 

Le navi greche approdano sui lidi di Troia, lungo tutta la costa. Il re Priamo riunisce i suoi numerosi figli e i suoi alleati e affida il comando della difesa della città al primogenito Ettore.

L’assedio di Troia dura nove anni. I greci, quantunque numerosi, non riescono ad avvicinarsi alle alte mura della città. Al decimo anno, Crise, sacerdote di Apollo, si presenta da Agamennone per riscattare la figlia Criseide, che era stata assegnata al re di Micene durante la spartizione di un bottino. 

Ma Agamennone rifiuta e lo allontana brutalmente. Il sacerdote Crise prega dunque il dio Apollo di punire l’arroganza dei greci e così Apollo scaglia le frecce della peste sul campo acheo: per 9 giorni muoiono armenti e uomini. Al decimo giorno, Achille chiede di riunire il consiglio.

Durata 90 minuti


L’opera dei pupi è notoriamente conosciuta come il teatro che racconta le gesta cavalleresche di Carlo Magno di Orlando e Rinaldo; tuttavia negli anni ’70, in piena crisi di questo teatro, Mimmo Cuticchio per far sopravvivere le tecniche e saperi tramandati da padre in figlio, decise di scrivere nuovi copioni. Questo esperimento è stato efficace perché con i nuovi spettacoli è riuscito a rifondare un pubblico di nuova generazione completando l’esperienza con una drammaturgia dei luoghi  funzionale alla messa in scena e alla rappresentazione.

Molti sanno che la storia di Cuticchio è stata una storia di resistenza, ma pochi sanno che gli è toccato attraversare il ponte che collegava un’epoca a un’altra. Aprire il teatro (1973) significò aprirsi alla vita, entrare anima e corpo in un movimento continuo, nel quale vita e teatro si scambiavano reciprocamente l’energia necessaria per resistere.

La spinta al rinnovamento della tradizione dell’Opera dei pupi, ha sempre avuto per Cuticchio e tutta la compagnia, la forza e il peso di uno sguardo bifronte, puntato da un lato al passato, alle proprie radici, e dall’altro proteso al futuro. Un’immagine forte e malinconica come l’Angelus Novus di Paul Klee.


Fino ad una trentina di anni fa, gli spettacoli venivano rappresentati rigorosamente all’interno del boccascena della struttura che noi chiamiamo Teatrino, dove opranti e manianti sono invisibili al pubblico.

Nell’arco di questi decenni, sono state tante le conquiste maturate nel segno della rottura, altrettante sono state le perdite, risarcite – tuttavia – con la salvaguardia della tradizione.
All’interno di questa innovazione, si consuma il così detto rischio culturale. La compagnia avrebbe la sua Itaca in cui stare. L’idea di preservare l’Opera dei pupi come oggetto da museo avrebbe potuto concretizzarsi nello spettacolo “per turisti”, dove la conservazione sembra già un valore. La scelta di prendere le distanze da questa “tradizione museificata” poteva condurre Cuticchio in direzioni impreviste e disastrose. Consapevole di tale rischio, gli ha preferito fare un passo coraggioso in un altro emisfero, ponendo il suo “mestiere” al servizio di contenuti e forme nuovi. Cuticchio non utilizza i pupi come “citazioni” preziose o di colore. Semplicemente amplia il proprio repertorio, affiancandolo al classico, mantenendo le regole della tradizione: l’improvvisazione e la composizione, e tuttavia crea corrispondenze nuove, simmetrie, asimmetrie, contrasti e concordanze, sovrapposizioni di situazioni e personaggi, facendo zampillare da vecchie favole bagliori del tutto nuovi.

Ora

(Venerdì) 19:30

Luogo

Teatro Antico

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