Venere e Adone. siamo della stessa mancanza di cui sono fatti i sogni. variazione n.7

lun08agosto22:00ROBERTO LATINIVenere e Adone. siamo della stessa mancanza di cui sono fatti i sogni. variazione n.7Tempio22:00

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Venere e Adone

siamo della stessa mancanza di cui sono fatti i sogni
variazione n.7

 

PRIMA NAZIONALE

di e con Roberto Latini

musica e suono Gianluca Misiti
luce e direzione tecnica Max Mugnai

produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
in collaborazione con Epica Festival, Fondazione Armunia Castello Pasquini – Festival Inequilibrio, Fortinbras Enterprise
con il sostegno di Regione Toscana e MiC


Dopo le proposte dallo stesso tema degli ultimi mesi, al Segesta Teatro Festival presento Venere e Adone_siamo della stessa mancanza di cui son fatti i sogni, nella variazione n.7.

Nel tempo di questo tempo, mi piace sospendermi nello stesso argomento che scelse Shakespeare per la riapertura dei teatri, quando nel 1593 a Londra furono chiusi per la peste.
L’amore terrestre e quello divino nel disarmo di un destino ineluttabile, è il tema trattato da Shakespeare, Tiziano, Rubens, Canova, Carracci, Ovidio, attraversando il mito nell’arte, come trattenendo il respiro.
Un respiro-fotogramma, solo, fermato, definito, come a impedire che il racconto si possa compiere nel finale che già sappiamo. È forse la speranza che si possa vincere il destino, dando all’Arte il compito di sfidare il tempo e trattenerlo. Sospenderci nella tenerezza.
Adone muore nel bosco durante la caccia a un cinghiale e Venere stessa non può nulla oltre il presentimento che la consuma.
Il corpo di Adone in terra svanisce nell’aria fresca del mattino e dal suo sangue in terra spunta un fiore bianco e rosso.
Lo si potrebbe percepire come un “mito della primavera”, il mito della rinascita.
Ho sentito essere questo, un aspetto molto prezioso della proposta, così tanto che ho decostruito la narrazione moltiplicandola nell’occasione di drammaturgie differenti e in variazioni dello stesso tema, come accade proprio per il mito.
Ho sollecitato il pensiero in continue aperture e ho aggiunto sipari su scene in trasformazione dotandomi di una struttura fluida e plurale.
Venere e Adone si è trasformato così in un programma articolato in grammatiche diverse, assecondando la scena nella tentazione di tentativi che si sono aggiunti e si aggiungono progressivamente e numericamente. Sono nell’esercizio fondamentale di produrre materiale in movimento, in trasformazione.
Ho diviso per episodi, autonomi e declinabili; aperti e compromessi: AMORE, CINGHIALE, ADONE, VENERE, CHIUNQUE, ricomposti in una storia di ferite mortali, di baci sconfitti che non sanno, non riescono a farsi corazza, difesa.

Eppure, ognuno, cadendo, fa un volo infinito.

Roberto Latini

Durata 70 minuti

Tempio

Luogo

Tempio

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Ora

8 agosto 2022 22:00

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