Il Segesta Teatro Festival torna ad animare i luoghi della memoria abitati da tanti popoli che hanno vissuto la Sicilia Occidentale in guerra o in pace.

Da tempo mi chiedo se tutto questo parlare del nostro passato giovi all’amore per questa terra e se un mese intero di eventi, con un lungo lavoro alle spalle, siano strumento utile alla vita dei nostri spettatori e delle comunità vicine al nostro sito archeologico. Certo il rischio di essere autoreferenziali, troppo teatrali o poco realisti è forte. In un panorama scosso da guerre, scontri, disarmonie sociali è facile registrare fughe verso altri interessi, disattenzione o apatie galoppanti.

La nostra formula per combattere queste derive è quella di proporre un presente che ricordi il secolare passato senza trascurare la costruzione di un futuro che deve essere carico di forze positive e di progettualità.

La nostra storia ci insegna da sempre ad apprezzare tutto quello che ci viene messo a disposizione partendo dagli oggetti materiali che possediamo, dalle esperienze che ci vengono concesse. Noi siciliani dovremmo vivere in connessione con quello che ci circonda cercando di apprezzare il valore di un tramonto, la forza del vento, la luce accecante che ci avvolge.

Questo è lo spirito del Segesta Teatro Festival che non vive solo di teatro, musica, danza ma anche di una simbiosi con i luoghi che diventano paradigma del nostro vivere in una terra generosa e ricca di testimonianze preziose.

Forte è il desiderio di proporre un modo di essere non solo un modo di fare.

Ricordando le parole di Marguerite Yourcenar che dicevano: “La maschera a lungo andare diventa volto” forte è l’auspicio che le finzioni dell’arte in scena diventino veri volti ed esempi virtuosi di vita.

Luigi Biondo

Direttore del Parco Archeologico di Segesta