Un Presidio di Bellezza contro il Fragore della Guerra

di Claudio Collovà

In un tempo che sembra aver smarrito la bussola dell’umanità, scegliere di sedersi tra queste pietre millenarie non è solo un atto culturale, ma una dichiarazione d’amore per la vita. Abbiamo immaginato questo programma, come ogni anno, come un abbraccio multidisciplinare: un luogo dove il teatro, la musica e la danza non si limitano a esistere, ma resistono, offrendo riparo al pensiero e nutrimento allo spirito. Attraverso le narrazioni epiche del teatro, la vibrazione spirituale della musica, la potenza vitale della danza e la consapevolezza profonda dei laboratori, il Festival invita il pubblico a riscoprire ciò che ci rende profondamente umani: la capacità di creare, di ascoltare e di accogliere l’altro. Ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace, un’opportunità per riflettere sulle nostre radici comuni e sul nostro futuro collettivo. Sotto il cielo della Sicilia, tra il Tempio e il Teatro Antico, il Festival non celebra solo l’eccellenza artistica, ma riafferma la necessità del sacro e della bellezza come uniche risposte possibili alla barbarie. Il mio invito è quello di abbandonarvi completamente all’esperienza: lasciate che il vento tra le colonne del Tempio e il respiro del Teatro Antico diventino parte del vostro ascolto. Vi invitiamo a vivere questa esperienza non solo come spettatori, ma come testimoni di un rito collettivo che, oggi più che mai, sceglie la vita, l’armonia e la poesia come armi di costruzione di massa. A Segesta, il teatro non è solo una rappresentazione: è il modo in cui, insieme, decidiamo di guardare il mondo e di immaginare, finalmente, la fine di ogni guerra. La V edizione del Segesta Teatro Festival si configura come un mosaico multidisciplinare dove teatro, musica e danza non sono semplici forme d’intrattenimento, ma atti di resistenza culturale. In un’epoca segnata drammaticamente dai conflitti e dalle divisioni, il Parco Archeologico di Segesta si trasforma in un’agorà universale, un luogo dove il linguaggio dell’arte supera ogni confine e si oppone al fragore delle armi con la forza del gesto, del suono e della parola.
Vivete con noi questa bellezza necessaria e fate della poesia la vostra bussola. Segesta vi aspetta per celebrare, insieme, la forza invincibile dell’arte. Buon Festival a tutti!

TEATRO. La Parola Antica nel Respiro del Presente

Nel cuore del Parco Archeologico di Segesta, il teatro torna alla sua funzione originaria: un rito collettivo di catarsi e riflessione. La programmazione teatrale di questa V edizione abita lo spazio scenico come un organismo vivo, capace di dare voce ai dilemmi dell’uomo contemporaneo attraverso la forza del mito e della parola d’autore.

Il Corpo delle Donne: Resistenza e Verità

Il programma teatrale di questa V edizione è un’indagine profonda sull’assurdità della guerra, affidata a voci femminili capaci di far risuonare l’antico con la forza, purtroppo brutale, dei giorni nostri.
Il viaggio inizia con la Lisistrata di Aristofane, che trova nell’ironia civile di Lella Costa, diretta da Serena Sinigaglia, una nuova, graffiante urgenza. Lella Costa, icona del teatro d’impegno, trasforma lo sciopero del sesso in un manifesto di disobbedienza civile, ricordandoci che la pace è spesso una conquista che nasce dal rifiuto radicale della violenza.
Il dolore dei vinti, invece, rivive nell’Ecuba di Euripide, con la regia di Sergio Maifredi, interpretata da Arianna Scommegna, attrice pluripremiata per la sua intensità emotiva, che incarna qui tutte le madri e le profughe che oggi gridano contro l’orrore delle deportazioni.
Accanto a lei, la maestosità di Maddalena Crippa, una delle massime interpreti della scena europea, dà voce a un Agamennone con la riscrittura di Fabrizio Sinisi da Eschilo che scava nei labirinti del potere. In ogni conflitto, il corpo delle donne è il primo territorio di conquista; le attrici ospiti di questa edizione lo trasformano in un presidio di verità etica contro la ferocia dei capi.

La Legge e l’Umano: Conflitti di Coscienza

Il dialogo tra legge morale e legge dello Stato si fa scontro fisico nell’Antigone di Jean Anouilh, portata in scena dalla visione d’avanguardia di Roberto Latini e Manuela Kustermann. Quest’opera, nata sotto l’occupazione nazista, risuona oggi come un monito contro ogni oppressione: Latini, maestro della composizione poetica, e la Kustermann, storica musa della ricerca teatrale, ci interrogano sul prezzo della coerenza individuale in un mondo di regimi che soffocano il dissenso.
Allo stesso modo, Le Supplici di Eschilo, dirette e interpretate da Moni Ovadia e Mario Incudine, trasformano il coro greco in un appello universale. La parola di Ovadia, da sempre impegnato nel dialogo interculturale, si intreccia alle musiche di Incudine per ricordarci che nessuno è straniero davanti al mare e che il dovere dell’asilo è sacro oggi come duemila anni fa.
Il tema della giustizia che spezza la catena della vendetta è invece affidato all’Oreste di Euripide, interpretato da una compagnia under 35 diretta da Dario Battaglia: una scelta che pone ai giovani artisti la domanda cruciale su quale eredità di pace stiamo lasciando alle nuove generazioni.

Oltre i Confini: Gibellina e il Libano

Segesta è però anche un cantiere di futuro e di contaminazione internazionale. Quest’anno il Festival stringe un legame speciale con la città di Gibellina, Capitale dell’Arte Contemporanea 2026. Ospitiamo in prima nazionale il collettivo libanese Zoukak Collective con il progetto Traces of Rupture (Tracce della rottura). Frutto di una residenza artistica, questa performance esplora la storia stratificata del territorio e le esperienze degli abitanti, unendo idealmente le ferite e le rinascite del Libano a quelle del Belice. È un atto creativo che trasforma le cicatrici della storia in un linguaggio comune di resilienza.
In questa ricerca di senso si inserisce il magistero di Gabriele Vacis con la compagnia PoEM (Potenziali Evocati Multimediali). Il loro è un felice ritorno qui al Festival. Attraverso la Trilogia dei Vangeli e la Meditazione sul tempo, consapevolezza dell’attimo, Vacis ci invita a un teatro che è rito collettivo e ascolto profondo. Mentre il mondo corre verso l’abisso, fermarsi per riconoscere l’altro è l’unico modo per ritrovare l’umano nel disumano.

Dalla Terra al Cielo: La Scienza come Narrazione

Infine, il nostro sguardo si volge verso l’alto per cercare risposte nell’immensità del cosmo. Con i progetti curati da Marcello Barrale e Alfredo Giammanco, la scienza si fa narrazione teatrale d’eccezione. La nostra storia dell’universo (prima nazionale) intreccia miti celesti, proiezioni astronomiche e musica live-electronics, offrendo una prospettiva cosmica alle nostre fatiche terrene. Il viaggio culmina in Stelle sopra il Tempio, dove le osservazioni guidate dagli esperti del Planetario di Palermo ci ricordano che, sopra i conflitti degli uomini, brilla un universo che da millenni attende solo di essere compreso e rispettato.

MUSICA. Il Suono del Sacro, il Ritmo del Mondo

La sezione musicale della V edizione del Segesta Teatro Festival si offre come un viaggio polifonico che attraversa i confini del tempo e dello spazio. Se il Tempio di Segesta è custode di una memoria millenaria, la programmazione di quest’anno intende onorare questa eredità attraverso il dialogo, la ricerca e la contaminazione. In questo contesto, la Sicilia non è un semplice palcoscenico, ma l’anima stessa del Festival: un’isola che si conferma ombelico sonoro del Mediterraneo, dove la tradizione non resta immobile nel passato, ma si fa linguaggio universale capace di dialogare con il mondo. Suonare tra le pietre del Tempio significa oggi trasformare l’ascolto in un rito collettivo che celebra la bellezza aspra e accogliente della Sicilia, invitando lo spettatore a lasciarsi attraversare dal ritmo e a scoprire come ogni nota possa diventare un ponte verso l’altrove dell’anima.

L’Eredità Italiana e la Voce del Sud

Il Festival celebra la grande canzone d’autore attraverso percorsi di valorizzazione e riscoperta. Gianmarco Carroccia, nel suo viaggio Emozioni, restituisce l’essenza pura del sodalizio tra Mogol e Battisti, trasformando la musica in un patrimonio condiviso. In una direzione più intima e teatrale, la Alessio Alessandra Band con Canzoni raccontate si riallaccia alla tradizione del Teatro Canzone di Gaber, fondendo narrazione e impegno sociale. Un momento di profonda identità siciliana è rappresentato dal tributo a Rosa Balistreri proposto dal New Folk Ensemble in Rosa, la voix d’un peuple: un Hörspiel che celebra la “voce del Sud”. Attraverso il recupero della sua voce roca e viscerale, la musica diventa un atto di resistenza culturale, una rivendicazione della sicilianità come radice profonda capace di parlare a ogni epoca.

Esplorazioni Sonore e Culture in Dialogo

L’apertura verso l’Oriente e le radici etniche è uno dei pilastri di questa edizione, riaffermando il ruolo storico della Sicilia come ponte culturale tra Oriente e Occidente. La storica compagnia taiwanese U-Theatre porta a Segesta Sword of Wisdom, una performance rituale dove drumming e arti marziali diventano strumenti di superamento dei propri limiti. Questo scambio prosegue con la prima nazionale di Tarab DanceAfro Anatolian Tales, che intreccia i ritmi della Via della Seta con sonorità moderne. La ricerca etnomusicologica si fa poi nenia ancestrale con Lullaby di Luciana di Bella e Massimiliano Pace, un lavoro profondo sul concetto universale di ninna nanna.

Sperimentazione e Nuove Energie Isolane

La contemporaneità trova spazio nelle visioni pianistiche di Dardust con il suo Urban Impressionism, dove la formazione classica incontra la contaminazione digitale, e nell’energia “Woodrock” dei Tamuna. Proprio i Tamuna, con l’album Ulysse e l’apertura della giovane Noa, portano nello spazio sacro del Tempio un mix vibrante di tradizione popolare siciliana, ritmi gitani e sonorità british, dimostrando come l’isola sappia generare e rigenerare suoni modernissimi. Infine, il Festival accoglie figure iconiche della nostra musica: gli Avion Travel con l’Opplà Tour, un viaggio raffinato tra i brani più ambiziosi del loro repertorio.

Il Corpo e la Pietra: la Danza come Rito e Visione

Nella cornice millenaria del Segesta Teatro Festival, la danza si spoglia della sua funzione puramente estetica per farsi linguaggio primordiale, dialogo fisico tra l’immobilità della pietra e il dinamismo del presente. La programmazione di questa V edizione esplora i confini dell’umano attraverso tre visioni potenti, che spaziano dalla riflessione tecnologica alla sacralità del gesto, fino all’eccellenza della danza atletica internazionale. Dalle sfide tecnologiche alla maestria acrobatica, fino al movimento rituale, la danza a Segesta quest’anno celebra il corpo come ponte inesauribile tra la storia e il futuro.

Il Grande Ritorno: L’Eccellenza dei Kataklò

Il cuore pulsante di questa sezione è rappresentato dal ritorno in Sicilia dei Kataklò Athletic Dance Theatre, un’eccellenza italiana ammirata in tutto il mondo che ritrova nelle pietre antiche dell’isola la sua casa ideale. Con Seasons – oltre le stagioni, la visionaria Giulia Staccioli ci regala un saggio della sua inesauribile maestria coreografica. Questo spettacolo, nato dal trionfale debutto nei grandi teatri antichi di Taormina e Siracusa, si evolve ora in una forma capace di abitare l’orchestra del Teatro Antico, esaltandone ogni prospettiva. In attesa del trentesimo anniversario della compagnia, i Kataklò riportano a Segesta quella fusione perfetta tra forza atletica e poesia gestuale, trasformando i danzatori in vere e proprie architetture viventi che sembrano sfidare la gravità e il tempo.

Tra Umanità e Algoritmo

In un suggestivo contrasto con la classicità del luogo, Roberta Pisu e arcis_collective portano in scena K.I.ND of Human, una performance che proietta il festival verso il futuro. Attraverso il dialogo tra quattro danzatori e quattro musicisti, l’opera indaga il rapporto complesso tra l’umanità e l’Intelligenza Artificiale. Già presentata con successo a Monaco di Baviera, questa coreografia scava nel paradosso di una tecnologia potente ma priva della consapevolezza della morte, ricordandoci, proprio in un luogo eterno come Segesta, quanto la fragilità e il limite siano l’essenza stessa dell’essere umano.

Il Guerriero e il Ritmo Sacro

A completare questo trittico di eccellenza è la compagnia taiwanese U-Theatre con Sword of Wisdom (La spada della Saggezza). Qui la danza si fonde con le arti marziali e il drumming ritmico in una performance che è, prima di tutto, un rito di trasformazione. Il movimento del guerriero, che affronta e attraversa le proprie paure sul palco, diventa una preghiera laica di rara potenza. È una danza rigorosa e solenne, capace di risuonare con la sacralità del Tempio e di offrire al pubblico un’esperienza di profonda catarsi.

Oltre la Scena: Laboratori Esperienziali e Partecipazione

Il Segesta Teatro Festival apre le sue porte, come ogni anno, alla partecipazione diretta con una sezione dedicata ai laboratori esperienziali, pensati come momenti di connessione profonda tra l’individuo, l’arte e la natura sacra del sito. L’accesso a questi appuntamenti è completamente gratuito, sottolineando la volontà del Festival di essere uno spazio di condivisione inclusivo e rigenerativo. Questi laboratori rappresentano un’occasione unica per vivere Segesta non solo come spettatori, ma come protagonisti di un processo di risveglio sensoriale e interiore.

Danza e Movimento Creativo

Con Barbara Lucarini, L’universo tattile e cutaneo, i partecipanti sono invitati a un’esplorazione libera del movimento, trasformando le proprie propensioni naturali in espressione artistica e pensiero.

Vibrazioni e Suono

L’incontro guidato da Stefano Maltese e Alessandra Luberti, Movimento e vibrazioni sonore, fonde il ritmo del tamburo sciamanico con la frequenza di gong e campane tibetane, sciogliendo le tensioni e riequilibrando il sistema nervoso in un fluire armonico tra corpo e suono.

Anatomia Esperienziale

Simona Lisi, Dalle cellule al cielo, conduce un viaggio somatico che parte dalla microstruttura cellulare e dalla respirazione per nutrire l’autenticità del gesto e la relazione consapevole con lo spazio circostante.

La Tradizione dello Yoga

Il Centro Culturale Rishi propone un’immersione nello Yoga della Cultura dei Rishi, un percorso di armonizzazione tra corpo, mente ed energia basato sulla sapienza della respirazione consapevole e dell’integrazione fisica.