Introduzione di Luigi Biondo

Il Segesta Teatro Festival torna ad animare i luoghi della memoria abitati da tanti popoli che hanno vissuto la Sicilia Occidentale in guerra o in pace.

Da tempo mi chiedo se tutto questo parlare del nostro passato giovi all’amore per questa terra e se un mese intero di eventi, con un lungo lavoro alle spalle, siano strumento utile alla vita dei nostri spettatori e delle comunità vicine al nostro sito archeologico. Certo il rischio di essere autoreferenziali, troppo teatrali o poco realisti è forte. In un panorama scosso da guerre, scontri, disarmonie sociali è facile registrare fughe verso altri interessi, disattenzione o apatie galoppanti.

La nostra formula per combattere queste derive è quella di proporre un presente che ricordi il secolare passato senza trascurare la costruzione di un futuro che deve essere carico di forze positive e di progettualità.

La nostra storia ci insegna da sempre ad apprezzare tutto quello che ci viene messo a disposizione partendo dagli oggetti materiali che possediamo, dalle esperienze che ci vengono concesse. Noi siciliani dovremmo vivere in connessione con quello che ci circonda cercando di apprezzare il valore di un tramonto, la forza del vento, la luce accecante che ci avvolge.

Questo è lo spirito del Segesta Teatro Festival che non vive solo di teatro, musica, danza ma anche di una simbiosi con i luoghi che diventano paradigma del nostro vivere in una terra generosa e ricca di testimonianze preziose.

Forte è il desiderio di proporre un modo di essere non solo un modo di fare.

Ricordando le parole di Marguerite Yourcenar che dicevano: “La maschera a lungo andare diventa volto” forte è l’auspicio che le finzioni dell’arte in scena diventino veri volti ed esempi virtuosi di vita.

Luigi Biondo

Direttore del Parco Archeologico di Segesta


Introduzione di Mario La Rocca

Parole antiche per pensieri nuovi: ecco come potremmo riassumere l’identità delle proposte del Segesta Teatro Festival che torna con il suo programma ricco di eventi dedicati alla recitazione, alla musica ed alla danza.

La Sicilia delle aree archeologiche e degli spettacoli dal vivo va in scena per mostrare i

suoi valori culturali più alti presentando nuove esperienze a confronto.

L’arte, nel rispetto della memoria, ha il compito di leggere il futuro in un percorso di rimando che dalla storia ci conduca al quotidiano. Una funzione nuova che deve aiutare tutti ad una comprensione di epoche e saperi trascorsi. Un contributo importante alle riflessioni su una possibile “archeologia del futuro” che non trascuri mai il paesaggio che deve rimanere protagonista con materiali e forme riferiti agli elementi primari. Il risultato da raggiungere è la costruzione di nuove identità che siano la sommatoria di infinite parti del nostro sentire i rapporti con la storia. Contaminazioni e sedimenti che marcheranno il trascorrere del tempo, rievocando l’immagine di accumuli preziosi.

Per riuscire in questa impresa servono coraggio, sacrificio, dedizione ed attenzione rivolti

al significato evocativo dei luoghi. Un lavoro difficile, non certo formale ma sostanziale, rispettoso di ricerche ed approfondimenti che desiderano aggiungere tasselli nuovi alla scoperta dei siti e della vita che scorreva nei secoli lasciando tracce indelebili.

Il nostro cammino deve essere condiviso con il territorio e le comunità che avvolgono il Parco con la voglia di recuperare l’amore per il teatro che i Greci ci avevano insegnato e farlo diventare fonte di interesse e volano per l’economia.

Mario La Rocca

Dirigente Generale del Dipartimento dei Beni Culturali e Identità Siciliana


Introduzione di Francesco Paolo Scarpinato

La Grecia antica, la terra tra oriente e occidente in cui vissero Omero e Socrate, Saffo e Platone, Sofocle e Epicuro, è la terra interiore da cui siamo venuti noi contemporanei e che ha generato, anche fuori dal suo perimetro nazionale, opere magnifiche e lasciato testimonianze cariche di valori e fra queste i monumenti di Segesta.

Loro, i maestri dell’occidente, hanno detto che la vita risplende indistruttibile proprio perché il suo ritmo oscilla tra la notte e il giorno, tra la guerra e la pace, tra il dio della vita

e quello della morte. Hanno acceso per noi il fuoco della bellezza, della poesia, della conoscenza ed hanno creato un’intera civiltà: la nostra.

La nuova stagione del Segesta Teatro Festival parte da questa consapevolezza e dalla voglia di conservare i valori della Magna Grecia e dei suoi abitanti.

Oggi, se non vogliamo spegnerci lentamente nella decadenza che chiamiamo modernità, dobbiamo ritrovare quel fuoco sapiente che accende il cuore e la mente. Dobbiamo ritrovare la realtà traboccante e luminosa della vita indistruttibile: non la realtà povera che si nutre del vuoto e delle chiacchiere, ma la traboccante realtà che è come un mare sul quale partire ancora verso la bellezza, un mare ignoto aperto all’avventura del futuro.

Un mese intero di attività coinvolgenti che animano le antiche pietre dei nostri padri.

Teatro, danza e musica che arricchiscono i luoghi ed il nostro spirito che testimoniano un impegno sano e forte che continua a farci crescere e rigenerarci.

Francesco Paolo Scarpinato

Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana


Un Presidio di Bellezza contro il Fragore della Guerra

Un Presidio di Bellezza contro il Fragore della Guerra

di Claudio Collovà

In un tempo che sembra aver smarrito la bussola dell’umanità, scegliere di sedersi tra queste pietre millenarie non è solo un atto culturale, ma una dichiarazione d’amore per la vita. Abbiamo immaginato questo programma, come ogni anno, come un abbraccio multidisciplinare: un luogo dove il teatro, la musica e la danza non si limitano a esistere, ma resistono, offrendo riparo al pensiero e nutrimento allo spirito. Attraverso le narrazioni epiche del teatro, la vibrazione spirituale della musica, la potenza vitale della danza e la consapevolezza profonda dei laboratori, il Festival invita il pubblico a riscoprire ciò che ci rende profondamente umani: la capacità di creare, di ascoltare e di accogliere l’altro. Ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace, un’opportunità per riflettere sulle nostre radici comuni e sul nostro futuro collettivo. Sotto il cielo della Sicilia, tra il Tempio e il Teatro Antico, il Festival non celebra solo l’eccellenza artistica, ma riafferma la necessità del sacro e della bellezza come uniche risposte possibili alla barbarie. Il mio invito è quello di abbandonarvi completamente all’esperienza: lasciate che il vento tra le colonne del Tempio e il respiro del Teatro Antico diventino parte del vostro ascolto. Vi invitiamo a vivere questa esperienza non solo come spettatori, ma come testimoni di un rito collettivo che, oggi più che mai, sceglie la vita, l’armonia e la poesia come armi di costruzione di massa. A Segesta, il teatro non è solo una rappresentazione: è il modo in cui, insieme, decidiamo di guardare il mondo e di immaginare, finalmente, la fine di ogni guerra. La V edizione del Segesta Teatro Festival si configura come un mosaico multidisciplinare dove teatro, musica e danza non sono semplici forme d’intrattenimento, ma atti di resistenza culturale. In un’epoca segnata drammaticamente dai conflitti e dalle divisioni, il Parco Archeologico di Segesta si trasforma in un’agorà universale, un luogo dove il linguaggio dell’arte supera ogni confine e si oppone al fragore delle armi con la forza del gesto, del suono e della parola.
Vivete con noi questa bellezza necessaria e fate della poesia la vostra bussola. Segesta vi aspetta per celebrare, insieme, la forza invincibile dell’arte. Buon Festival a tutti!

TEATRO. La Parola Antica nel Respiro del Presente

Nel cuore del Parco Archeologico di Segesta, il teatro torna alla sua funzione originaria: un rito collettivo di catarsi e riflessione. La programmazione teatrale di questa V edizione abita lo spazio scenico come un organismo vivo, capace di dare voce ai dilemmi dell’uomo contemporaneo attraverso la forza del mito e della parola d’autore.

Il Corpo delle Donne: Resistenza e Verità

Il programma teatrale di questa V edizione è un’indagine profonda sull’assurdità della guerra, affidata a voci femminili capaci di far risuonare l’antico con la forza, purtroppo brutale, dei giorni nostri.
Il viaggio inizia con la Lisistrata di Aristofane, che trova nell’ironia civile di Lella Costa, diretta da Serena Sinigaglia, una nuova, graffiante urgenza. Lella Costa, icona del teatro d’impegno, trasforma lo sciopero del sesso in un manifesto di disobbedienza civile, ricordandoci che la pace è spesso una conquista che nasce dal rifiuto radicale della violenza.
Il dolore dei vinti, invece, rivive nell’Ecuba di Euripide, con la regia di Sergio Maifredi, interpretata da Arianna Scommegna, attrice pluripremiata per la sua intensità emotiva, che incarna qui tutte le madri e le profughe che oggi gridano contro l’orrore delle deportazioni.
Accanto a lei, la maestosità di Maddalena Crippa, una delle massime interpreti della scena europea, dà voce a un Agamennone con la riscrittura di Fabrizio Sinisi da Eschilo che scava nei labirinti del potere. In ogni conflitto, il corpo delle donne è il primo territorio di conquista; le attrici ospiti di questa edizione lo trasformano in un presidio di verità etica contro la ferocia dei capi.

La Legge e l’Umano: Conflitti di Coscienza

Il dialogo tra legge morale e legge dello Stato si fa scontro fisico nell’Antigone di Jean Anouilh, portata in scena dalla visione d’avanguardia di Roberto Latini e Manuela Kustermann. Quest’opera, nata sotto l’occupazione nazista, risuona oggi come un monito contro ogni oppressione: Latini, maestro della composizione poetica, e la Kustermann, storica musa della ricerca teatrale, ci interrogano sul prezzo della coerenza individuale in un mondo di regimi che soffocano il dissenso.
Allo stesso modo, Le Supplici di Eschilo, dirette e interpretate da Moni Ovadia e Mario Incudine, trasformano il coro greco in un appello universale. La parola di Ovadia, da sempre impegnato nel dialogo interculturale, si intreccia alle musiche di Incudine per ricordarci che nessuno è straniero davanti al mare e che il dovere dell’asilo è sacro oggi come duemila anni fa.
Il tema della giustizia che spezza la catena della vendetta è invece affidato all’Oreste di Euripide, interpretato da una compagnia under 35 diretta da Dario Battaglia: una scelta che pone ai giovani artisti la domanda cruciale su quale eredità di pace stiamo lasciando alle nuove generazioni.

Oltre i Confini: Gibellina e il Libano

Segesta è però anche un cantiere di futuro e di contaminazione internazionale. Quest’anno il Festival stringe un legame speciale con la città di Gibellina, Capitale dell’Arte Contemporanea 2026. Ospitiamo in prima nazionale il collettivo libanese Zoukak Collective con il progetto Traces of Rupture (Tracce della rottura). Frutto di una residenza artistica, questa performance esplora la storia stratificata del territorio e le esperienze degli abitanti, unendo idealmente le ferite e le rinascite del Libano a quelle del Belice. È un atto creativo che trasforma le cicatrici della storia in un linguaggio comune di resilienza.
In questa ricerca di senso si inserisce il magistero di Gabriele Vacis con la compagnia PoEM (Potenziali Evocati Multimediali). Il loro è un felice ritorno qui al Festival. Attraverso la Trilogia dei Vangeli e la Meditazione sul tempo, consapevolezza dell’attimo, Vacis ci invita a un teatro che è rito collettivo e ascolto profondo. Mentre il mondo corre verso l’abisso, fermarsi per riconoscere l’altro è l’unico modo per ritrovare l’umano nel disumano.

Dalla Terra al Cielo: La Scienza come Narrazione

Infine, il nostro sguardo si volge verso l’alto per cercare risposte nell’immensità del cosmo. Con i progetti curati da Marcello Barrale e Alfredo Giammanco, la scienza si fa narrazione teatrale d’eccezione. La nostra storia dell’universo (prima nazionale) intreccia miti celesti, proiezioni astronomiche e musica live-electronics, offrendo una prospettiva cosmica alle nostre fatiche terrene. Il viaggio culmina in Stelle sopra il Tempio, dove le osservazioni guidate dagli esperti del Planetario di Palermo ci ricordano che, sopra i conflitti degli uomini, brilla un universo che da millenni attende solo di essere compreso e rispettato.

MUSICA. Il Suono del Sacro, il Ritmo del Mondo

La sezione musicale della V edizione del Segesta Teatro Festival si offre come un viaggio polifonico che attraversa i confini del tempo e dello spazio. Se il Tempio di Segesta è custode di una memoria millenaria, la programmazione di quest’anno intende onorare questa eredità attraverso il dialogo, la ricerca e la contaminazione. In questo contesto, la Sicilia non è un semplice palcoscenico, ma l’anima stessa del Festival: un’isola che si conferma ombelico sonoro del Mediterraneo, dove la tradizione non resta immobile nel passato, ma si fa linguaggio universale capace di dialogare con il mondo. Suonare tra le pietre del Tempio significa oggi trasformare l’ascolto in un rito collettivo che celebra la bellezza aspra e accogliente della Sicilia, invitando lo spettatore a lasciarsi attraversare dal ritmo e a scoprire come ogni nota possa diventare un ponte verso l’altrove dell’anima.

L’Eredità Italiana e la Voce del Sud

Il Festival celebra la grande canzone d’autore attraverso percorsi di valorizzazione e riscoperta. Gianmarco Carroccia, nel suo viaggio Emozioni, restituisce l’essenza pura del sodalizio tra Mogol e Battisti, trasformando la musica in un patrimonio condiviso. In una direzione più intima e teatrale, la Alessio Alessandra Band con Canzoni raccontate si riallaccia alla tradizione del Teatro Canzone di Gaber, fondendo narrazione e impegno sociale. Un momento di profonda identità siciliana è rappresentato dal tributo a Rosa Balistreri proposto dal New Folk Ensemble in Rosa, la voix d’un peuple: un Hörspiel che celebra la “voce del Sud”. Attraverso il recupero della sua voce roca e viscerale, la musica diventa un atto di resistenza culturale, una rivendicazione della sicilianità come radice profonda capace di parlare a ogni epoca.

Esplorazioni Sonore e Culture in Dialogo

L’apertura verso l’Oriente e le radici etniche è uno dei pilastri di questa edizione, riaffermando il ruolo storico della Sicilia come ponte culturale tra Oriente e Occidente. La storica compagnia taiwanese U-Theatre porta a Segesta Sword of Wisdom, una performance rituale dove drumming e arti marziali diventano strumenti di superamento dei propri limiti. Questo scambio prosegue con la prima nazionale di Tarab DanceAfro Anatolian Tales, che intreccia i ritmi della Via della Seta con sonorità moderne. La ricerca etnomusicologica si fa poi nenia ancestrale con Lullaby di Luciana di Bella e Massimiliano Pace, un lavoro profondo sul concetto universale di ninna nanna.

Sperimentazione e Nuove Energie Isolane

La contemporaneità trova spazio nelle visioni pianistiche di Dardust con il suo Urban Impressionism, dove la formazione classica incontra la contaminazione digitale, e nell’energia “Woodrock” dei Tamuna. Proprio i Tamuna, con l’album Ulysse e l’apertura della giovane Noa, portano nello spazio sacro del Tempio un mix vibrante di tradizione popolare siciliana, ritmi gitani e sonorità british, dimostrando come l’isola sappia generare e rigenerare suoni modernissimi. Infine, il Festival accoglie figure iconiche della nostra musica: gli Avion Travel con l’Opplà Tour, un viaggio raffinato tra i brani più ambiziosi del loro repertorio.

Il Corpo e la Pietra: la Danza come Rito e Visione

Nella cornice millenaria del Segesta Teatro Festival, la danza si spoglia della sua funzione puramente estetica per farsi linguaggio primordiale, dialogo fisico tra l’immobilità della pietra e il dinamismo del presente. La programmazione di questa V edizione esplora i confini dell’umano attraverso tre visioni potenti, che spaziano dalla riflessione tecnologica alla sacralità del gesto, fino all’eccellenza della danza atletica internazionale. Dalle sfide tecnologiche alla maestria acrobatica, fino al movimento rituale, la danza a Segesta quest’anno celebra il corpo come ponte inesauribile tra la storia e il futuro.

Il Grande Ritorno: L’Eccellenza dei Kataklò

Il cuore pulsante di questa sezione è rappresentato dal ritorno in Sicilia dei Kataklò Athletic Dance Theatre, un’eccellenza italiana ammirata in tutto il mondo che ritrova nelle pietre antiche dell’isola la sua casa ideale. Con Seasons – oltre le stagioni, la visionaria Giulia Staccioli ci regala un saggio della sua inesauribile maestria coreografica. Questo spettacolo, nato dal trionfale debutto nei grandi teatri antichi di Taormina e Siracusa, si evolve ora in una forma capace di abitare l’orchestra del Teatro Antico, esaltandone ogni prospettiva. In attesa del trentesimo anniversario della compagnia, i Kataklò riportano a Segesta quella fusione perfetta tra forza atletica e poesia gestuale, trasformando i danzatori in vere e proprie architetture viventi che sembrano sfidare la gravità e il tempo.

Tra Umanità e Algoritmo

In un suggestivo contrasto con la classicità del luogo, Roberta Pisu e arcis_collective portano in scena K.I.ND of Human, una performance che proietta il festival verso il futuro. Attraverso il dialogo tra quattro danzatori e quattro musicisti, l’opera indaga il rapporto complesso tra l’umanità e l’Intelligenza Artificiale. Già presentata con successo a Monaco di Baviera, questa coreografia scava nel paradosso di una tecnologia potente ma priva della consapevolezza della morte, ricordandoci, proprio in un luogo eterno come Segesta, quanto la fragilità e il limite siano l’essenza stessa dell’essere umano.

Il Guerriero e il Ritmo Sacro

A completare questo trittico di eccellenza è la compagnia taiwanese U-Theatre con Sword of Wisdom (La spada della Saggezza). Qui la danza si fonde con le arti marziali e il drumming ritmico in una performance che è, prima di tutto, un rito di trasformazione. Il movimento del guerriero, che affronta e attraversa le proprie paure sul palco, diventa una preghiera laica di rara potenza. È una danza rigorosa e solenne, capace di risuonare con la sacralità del Tempio e di offrire al pubblico un’esperienza di profonda catarsi.

Oltre la Scena: Laboratori Esperienziali e Partecipazione

Il Segesta Teatro Festival apre le sue porte, come ogni anno, alla partecipazione diretta con una sezione dedicata ai laboratori esperienziali, pensati come momenti di connessione profonda tra l’individuo, l’arte e la natura sacra del sito. L’accesso a questi appuntamenti è completamente gratuito, sottolineando la volontà del Festival di essere uno spazio di condivisione inclusivo e rigenerativo. Questi laboratori rappresentano un’occasione unica per vivere Segesta non solo come spettatori, ma come protagonisti di un processo di risveglio sensoriale e interiore.

Danza e Movimento Creativo

Con Barbara Lucarini, L’universo tattile e cutaneo, i partecipanti sono invitati a un’esplorazione libera del movimento, trasformando le proprie propensioni naturali in espressione artistica e pensiero.

Vibrazioni e Suono

L’incontro guidato da Stefano Maltese e Alessandra Luberti, Movimento e vibrazioni sonore, fonde il ritmo del tamburo sciamanico con la frequenza di gong e campane tibetane, sciogliendo le tensioni e riequilibrando il sistema nervoso in un fluire armonico tra corpo e suono.

Anatomia Esperienziale

Simona Lisi, Dalle cellule al cielo, conduce un viaggio somatico che parte dalla microstruttura cellulare e dalla respirazione per nutrire l’autenticità del gesto e la relazione consapevole con lo spazio circostante.

La Tradizione dello Yoga

Il Centro Culturale Rishi propone un’immersione nello Yoga della Cultura dei Rishi, un percorso di armonizzazione tra corpo, mente ed energia basato sulla sapienza della respirazione consapevole e dell’integrazione fisica.


Programma 2026

Date

Current Month

call 2026

La direzione artistica ringrazia tutti gli artisti per il materiale inviato. Assicura che i progetti verranno guardati con molta cura e attenzione. E’ bene precisare che solo gli autori dei progetti scelti per fare parte della nostra programmazione saranno da noi contattati entro e non oltre il 15\01\2026, Grazie ancora e buon lavoro.

INTERNATIONAL OPEN CALL FOR ARTISTS 2026
Segesta Teatro Festival V edizione

Teatro, musica, danza al Parco Archeologico di Segesta

Il Segesta Teatro Festival è un festival multidisciplinare che include spettacoli di teatro, danza e musica in programma al Teatro Antico e al Tempio Dorico del Parco Archeologico di Segesta. (Trapani, Sicilia – Italy).

È intenzione della direzione artistica percorrere le linee tracciate già nelle precedenti edizioni, sostenendo lo sviluppo e la sperimentazione di nuovi linguaggi creativi, teatrali, musicali e coreutici preferibilmente e non solo in un legame ideale con i temi e i linguaggi dell’antico. Attraverso la programmazione di spettacoli, performance, installazioni, workshop e conferenze, il Segesta Teatro Festival promuove l’incontro di artisti italiani e stranieri con il pubblico del Parco Archeologico, valorizzando al contempo i talenti del territorio.

La programmazione si muove quindi seguendo questi indirizzi fondamentali: 

  • la contaminazione di linguaggi che dall’antico procedono verso il contemporaneo 
  • lo scambio tra temi e pratiche d’innovazione e tradizione, 
  • l’apertura al contesto internazionale 
  • la valorizzazione del territorio.

Destinatari

  • Artisti, compagnie teatrali, gruppi strumentali e coreutici di ogni nazionalità
  • Artisti, compagnie e gruppi emergenti e/o under35 di ogni nazionalità

Progetti ammessi

  • Spettacoli di teatro legati al dramma antico
  • Spettacoli di teatro contemporaneo
  • Progetti di musica classica e contemporanea, world music, musica sperimentale
  • Performance di danza contemporanea
  • Laboratori con un solo conduttore di teatro, canto, danza o altro aperti al pubblico

Non sono ammesse proposte di opere liriche, monologhi o letture al leggio.

Monologues, reading and lyric operas are not accepted

In fase di selezione saranno privilegiati gli spettacoli, i concerti e le performance con allestimenti agili pensati per essere messi in scena all’aperto nei seguenti siti:

  • Teatro Antico – ore 19:30 (tramonto) o ore 5:00 (alba)
  • Tempio di Segesta, destinato alla musica – ore 21:00

Guida alla presentazione dei progetti

Gli artisti interessati a partecipare al Festival devono esclusivamente inviare via mail all’indirizzo direzioneartistica@segestateatrofestival.com e segreteria@segestateatrofestival.com entro il 31 dicembre 2025 il seguente materiale:

  • CV artisti/compagnia/gruppo
  • Dossier di presentazione del progetto in formato PDF
  • Scheda tecnica (anche provvisoria)
  • Una selezione di 5 fotografie in HD (anche delle prove, se nuove produzioni)
  • Link a materiale video dello spettacolo e\o di precedenti produzioni
  • Breve video trailer

Short video trailer

  • Contatti con cell., mail, referente della produzione

Scadenze – Il termine per la presentazione delle proposte è il 31 dicembre 2025

Si prega di non contattate il festival tramite cell., social o messaggi sms o whats up

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